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Neosclerocalyptus
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top
Il mwbaneosclerocalipto (gen. mwbqmwbgNeosclerocalyptus) (mwbwPaula Couto, 1957)cite-ref-1[1], noto anche con il nome desueto di mwdasclerocalipto (mwdqmwdgSclerocalyptus), è un mwdwmammifero mweacingolato estinto, appartenente ai mweqgliptodonti. Visse tra il mwegPliocene superiore e l'mwewOlocene inferiore (circa 3 - 0,09 milioni di anni fa) e i suoi resti fossili sono stati ritrovati in mwfaSudamerica.
Contents
• Note
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Descrizione
Come tutti i gliptodonti, anche questo animale possedeva una grande corazza costituita da mwgaosteodermi fusi fra loro, rigida, che ricopriva gran parte del corpo. mwgqNeosclerocalyptus era un gliptodonte di medie dimensioni, e di rado superava i 2 metri di lunghezza. Era caratterizzato da un carapace di forma allungata e bassa, molto caratteristico, con due "ali" laterali proiettate in avanti nella zona dell'insenatura cervicale.
Le placche erano sottili, fortemente suturate, e non depresse nella loro superficie interna. L'ornamentazione delle placche ricorda quella delle forme più antiche di gliptodonti come mwgwmwhaPropalaehoplophorus. Nella regione dorsale, una figura centrale liscia leggermente depressa era contornata da una serie di grandi figure poligonali spesso comuni a due placche contigue; i solchi erano taglienti, ma stretti e poco profondi. Attorno all'insenatura cervicale erano presenti grandi fori piliferi. Allontanandosi dall'asse, le figure centrali divenivano via via più prominenti, e arrivavano a occupare praticamente tutta la superficie delle piccole placche presenti sulle ali laterali. Lungo i bordi del carapace, la figura centrale era ingrandita e occupava una posizione marginale, a causa della scomparsa della zona periferica lungo il margine libero.
La mwiwcoda era protetta da quattro o cinque anelli mobili, costituiti ciascuno da due serie di placche, di cui le prossimali erano allungate longitudinalmente ed erano dotate di grandi perforazioni pilifere. La parte terminale della coda era protetta da un tubo osseo, quasi cilindrico, un po' depresso e leggermente incurvato verso l'alto, che corrispondeva a dieci vertebre. Questo tubo era dotato di due grandi placche terminali convesse, precedute da placche laterali che si riducevano di taglia verso la parte anteriore della coda, e che erano separate l'una dall'altra tramite due file di figure periferiche. Il resto della superficie del tubo caudale era costituito da elementi ovali separati da una sola serie di piccole figure poligonali.
La testa era protetta da un ampio scudo le cui placche erano ben suturate, numerose e dotate di un'ornamentazione poco visibile. Il profilo del cranio era fortemente convesso, a causa dello sviluppo del mwjqsinus frontale; le ossa nasali si inclinavano verso il basso. Le orbite erano limitate nella zona posteriore da un'apofisi dell'arcata zigomatica, che tuttavia non arrivava a unirsi alle ossa frontali. Il ramo montante della mwjgmandibola era molto largo e inclinato in avanti. I denti più anteriori erano semplici, mentre quelli posteriori erano trilobati. I rilievi di osteodontina non formavano alcuna ramificazione secondaria.
Classificazione
I primi fossili di questo animale vennero ritrovati in terreni pleistocenici dell'mwlgArgentina, e vennero descritti da mwlwRichard Owen nel mwma1845 con il nome di mwmqmwmgGlyptodon ornatus. Fu poi mwmwFlorentino Ameghino, nel mwna1891, a istituire il nome generico di mwnqSclerocalyptus per la specie mwngS. euphractus (descritta in precedenza da Lund come mwnwmwoaHoplophorus euphractus) e per mwoqS. ornatus. Successivamente fu chiaro che queste due specie differivano considerevolmente fra loro e, a causa delle regole della mwognomenclatura zoologica, il nome mwowSclerocalyptus venne considerato sinonimo di mwpaHoplophorus (descritto per primo), e fu necessario istituire un nuovo genere per la specie mwpqS. ornatus: Paula Couto, nel 1957, istituì quindi il genere mwpgNeosclerocalyptus. La confusione mwpwtassonomica riguardante i nomi di questa specie continuarono per tutto il Novecento e per la prima parte degli anni Duemila. In ogni caso, attualmente è comunemente accettata come mwqaspecie tipo del genere mwqqNeosclerocalyptus la specie mwqgmwqwNeosclerocalyptus ornatus, del mwraPleistocene inferiore - medio. Altre specie attribuite a questo genere sono mwrqN. castellanosi (Pliocene superiore), mwrgN. pseudornatus (Pleistocene inferiore - medio), mwrwN. gouldi (Pleistocene medio - superiore) e mwsaN. paskoensis (Pleistocene superiore - Olocene inferiore). Le specie mwsqN. perfectus, N. verus, N. heusseri, N. cordubensis, N. migoyanus e mwsgN. evidens sono considerate sinonimi delle specie precedenti.
mwugNeosclerocalyptus rappresenta uno dei generi meglio conosciuti tra i gliptodonti, a causa dei notevoli resti fossili appartenenti alla specie mwuwS. ornatus. mwvaNeosclerocalyptus (o meglio il suo sinonimo mwvqSclerocalyptus) è il genere eponimo degli mwvgSclerocalyptini, un gruppo di gliptodonti molto diversificato, che si estinse nel corso dell'Olocene.
Paleobiologia
Sembra che alcune caratteristiche morfologiche di mwwqNeosclerocalyptus (come il forte sviluppo dei sinus fronto-nasali) abbiano permesso a questi animali di adattarsi ad ambienti aridi o semiaridi. I fossili di mwwgNeosclerocalyptus sono più abbondanti nelle zone dell'Argentina che erano più aride nel corso del Pleistocene, e sono più rari nelle zone in cui, nel Pleistocene, il clima era più umido e caldo (Zurita et al., 2005; Zurita et al., 2009; Zurita et al., 2011).
Note
Bibliografia
• F. Ameghino. (1889). mwaaContribución al conocimiento de los mamíferos fósiles de la República Argentina [Contribution to the knowledge of the fossil mammals of the Argentine Republic]. Actas de la Academia Nacional de Ciencias de la República Argentina en Córdoba, 6:xxxii-1027.
• Zurita, A.; Scillato-Yané, G. J.; Carlini, A. A. (2005). mwagPaleozoogeographic, biostratigraphic, and systematic aspects of the genus Sclerocalyptus (Xenarthra, Glyptodontidae) of Argentina. Journal of South American Earth Sciences, 20: 121. doi:10.1016/j.jsames.2005.06.013.
• Zurita, A. E., Scillato-Yané, G. J. and Mones, A. (2007). mwbaAspectos nomenclaturales de la Familia Glyptodontidae (Mammalia, Xenarthra): el caso de Sclerocalyptus Ameghino, Hoplophorus Lund y la Tribu Sclerocalyptini. Ameghiniana, 44: 241–244.
• A. E. Zurita, A. A. Carlini, and G. J. Scillato-Yané. (2009). mwbgPaleobiogeography, biostratigraphy and systematics of the Hoplophorini (Xenarthra, Glyptodontoidea, Hoplophorinae) from the Ensenadan Stage (early Pleistocene to early-middle Pleistocene). Quaternary International, 210:82-92.
• Zurita, A. E.; Scarano, A. C.; Carlini, A. A.; Scillato-Yané, G. J.; Soibelzon, E. (2011). mwcaNeosclerocalyptus spp. (Cingulata: Glyptodontidae: Hoplophorini): Cranial morphology and palaeoenvironments along the changing Quaternary. Journal of Natural History, 45 (15–16): 893. doi:10.1080/00222933.2010.536917.
• Alfredo E. Zurita, Matias Taglioretti, Martin Zamorano, Gustavo J. Scillato-Yané, Carlos Luna, Daniel Boh & Mariano Magnussen Saffer. (2013). mwcgA new species of Neosclerocalyptus Paula Couto (Mammalia: Xenarthra: Cingulata): the oldest record of the genus and morphological and phylogenetic aspects. Zootaxa, 3721 (4): 387–398.
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Collegamenti esterni
• citereffossilworks-org(EN) Neosclerocalyptus, su Fossilworks.org.
• citerefgbif(EN) Neosclerocalyptus, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.